Autore: Valentina Coradeghini

Di Salvatore Versienti

Aver visto crescere mio figlio nella pancia di mia moglie mi rimanda ai grandi progetti della vita. Dall’attesa ho rafforzato il valore della pazienza attiva. Nel lavoro, nello sport e in ogni attività.

Attendere mio figlio mi ha aiutato a comprendere meglio che ci sono cambiamenti che richiedono tanto tempo e tanto lavoro. Prima di tutto su se stessi. Non arrivano immediatamente e non importa quanto tempo ci vorrà.

Riconoscere la propria missione e dare un senso alla propria ricerca personale li vedo come un modo efficace per valorizzare l’attesa di ciò che verrà. Proprio come l’attesa di un figlio è valorizzata da quell’impegno nel costruire un ambiente sicuro per la sua nascita e crescita.

Se ti va di leggere l’articolo, ti condividerò ciò che ho appreso dall’attesa di mio figlio e quali riflessioni ho fatto a livello professionale, consapevole del fatto che non ho risposte assolute ma una prospettiva perfettibile. Sono in cammino, aperto al miglioramento e in ascolto per riflettere su altre prospettive diverse dalla mia.

L’insegnamento dell’attesa

Attendere mio figlio mi ha aiutato a riflettere su quanto sia utile la pazienza attiva anche nella mia vita professionale.

Lavorare iterando cicli brevi, ispezionando e adattando continuamente il proprio lavoro per raggiungere gli obiettivi a medio-lungo termine penso che siano i presupposti per una crescita professionale sana ed equilibrata. Come posso crescere se non ho la possibilità di ispezionare ciò che ho fatto e pormi nuovi obiettivi?

Costruire una cultura del feedback che ci permetta di dare e ricevere feedback come strumento per la nostra crescita personale e collettiva, potrei sbagliarmi, ma lo vedo come un modo efficace per creare valore reale. Come posso lavorare su nuovi obiettivi se non sono aperto al feedback quando collaboro con altre persone? Sono in grado di chiedere feedback e accoglierlo in un silenzio fecondo?

Grazie all’attesa ho chiarito con maggiore consapevolezza che è importante avere un obiettivo, che vale la pena lavorare pazientemente per raggiungerlo, creando valore attraverso un sano ciclo di feedback. Lavorare con pazienza attiva, dunque, consapevoli che l’impegno porta frutto, a volte dopo molto tempo.

Lavorare con pazienza attiva

Potresti chiedermi: cos’è la pazienza attiva? Non ho la risposta assoluta, ma condivido volentieri la mia prospettiva personale, che resta una grande sfida anche per me. La pazienza attiva, per me, è l’atteggiamento di chi è in fervente attesa di raggiungere un obiettivo ma è consapevole che ci vuole molto tempo allora si impegna attivamente per l’obiettivo e vive l’attesa con speranza.

Potresti chiedermi ancora: come posso praticare la pazienza attiva? Ti risponderei con le seguenti riflessioni.

Il ritmo e la gestione delle aspettative

Se dovessi percorrere 100 km in auto ma l’auto non viaggiasse oltre i 100 km/h non potresti impiegarci meno di un’ora, anche se volessi riuscirci in 45 minuti. Se potessi andare più veloce rischieresti comunque di fare incidenti. Allora sarebbe meglio che tu guidassi a velocità costante e aspettassi con pazienza l’arrivo durante la guida. Qual è la velocità che rende sostenibile la tua guida?

Se avessi un rilascio software programmato e volessi anticiparlo, capiresti la capacità del team, chiederesti una stima delle feature da sviluppare, lavoreresti sullo scopo del rilascio e aspetteresti di completarlo secondo il ritmo del team. Se il team viaggiasse a 100 SP per Sprint e sapessi che le feature da sviluppare sono stimate in 300 SP sapresti dire empiricamente che il team potrebbe impiegare 3 Sprint per chiuderle tutte. Dunque, per anticipare un rilascio, la strategia che applicheresti sarebbe quella di lavorare sullo scopo del rilascio. Inoltre, è bene considerare che ogni team è formato da persone che cambiano in un mondo che cambia. Aver sviluppato una feature in un tempo X non vuol dire che feature della stessa complessità richiederanno lo stesso tempo, soprattutto in contesti complessi e con forti dipendenze esterne.

Se volessi prevedere un rilascio trimestrale non lo vedresti in un singolo Sprint. Nella mente di un Product Owner, il custode del valore del prodotto, potrebbe già esserci l’intero prodotto ma solo attraverso una paziente e incrementale scrittura del Product Backlog si potrà giungere a un primo MVP. Portando a galla i requisiti che creano maggior valore al cliente, il PO si assicura che il prodotto nasca e cresca nel tempo necessario. Le aspettative degli stakeholder potrebbero essere elevate ma un PO saprebbe veicolare con pazienza tutte le energie verso ciò che in ogni momento crea il maggior valore sulla base di ciò che è noto. Il PO vive un impegno solitario e spesso si trova davanti a delle scelte difficili, come per esempio quando è costretto a tagliare dei pezzi per il bene del prodotto e per il maggior valore del cliente. Come si possono ottimizzare le risorse a disposizione per costruire fiducia e creare valore incrementale pazientemente?

La qualità e la stabilità nel tempo

Se volessi costruire un prodotto con un livello di qualità eccellente sapresti che la qualità arriva con un impegno costante e avresti bisogno di una Definition of Done efficace e di un team impegnato per soddisfarla nel tempo, rendendola sempre più appropriata a garantire il livello di qualità degli incrementi che sia conforme agli standard richiesti. Ogni prodotto è unico. Ogni team è unico. Pertanto, la DoD crescerebbe con il team e con il prodotto e avere fretta di cucire la DoD su misura del progetto non permetterebbe di raggiungere prima la qualità che ci si aspetta.

Se volessi stabilizzare la tua nuova auto avresti bisogno di fare un bel po’ di strada e non potresti raggiungere questo risultato solo nei primi 10 km percorsi sul rettilineo. Servirebbe percorrere anche altri tipi di strade e per tratti più lunghi. Così è nel team. La velocity di un team si scopre e si stabilizza dopo diversi Sprint e attraversando diverse situazioni e sfide. Servirebbe pazienza e perseveranza nel miglioramento continuo, sapendo che un impegno costante porta frutti nel tempo.

Le persone e la cultura del bene comune

Se volessi costruire una maggiore fiducia in un team, accetteresti che la sicurezza psicologica potrebbe arrivare anche dopo 10 retrospettive e che la fiducia non si ottiene con uno schiocco di dita. Un Agile coach lavorerebbe su piccole azioni orientate a costruire fiducia attendendo di vederla fiorire. Per esempio, potrebbe acquisire una maggiore consapevolezza nella CNV per esercitare una leadership autentica e servente. Se le persone in un team non sono ancora pronte per esprimere con fiducia i propri pensieri durante la retrospettiva, potrebbe perseverare con pazienza attiva per far crescere quel seme di fiducia e creare le condizioni per una collaborazione efficace. Per esempio, potrebbe utilizzare il brainstoming silenzioso per permettere alle persone di condividere pensieri difficili da esternare. Ho utilizzato la CNV in dei team per risolvere delle situazioni di tensione e, anche se per me è una sfida quotidiana, cercare di crescere in un tipo di comunicazione non giudicante mi stimola perché quando le persone non si sentono giudicate si lavora meglio insieme. C’è da dire anche che a volte basta anche un solo sguardo per tradire mesi di lavoro sulla fiducia. Altre volte basta anche un solo sguardo per ristabilire la fiducia mancata per mesi di lavoro. Guardiamoci negli occhi, ascoltiamo di più, parliamo di meno e, soprattutto, cerchiamo di non giudicare.

Se volessi beneficiare di un feedback accetteresti il fatto che un feedback potrebbe tornare utile anche dopo un anno. Nelle situazioni lavorative possiamo dare e ricevere feedback con un’impostazione mentale aperta al miglioramento continuo. Quando riceviamo un feedback non sempre è utile in quel momento e alcuni feedback sono anche difficili. Anche se non ne percepiamo immediatamente il valore nel nostro lavoro, non possiamo escludere che un feedback ricevuto possa creare valore in futuro. A me è successo di ripensare a vecchi feedback a distanza di anni e trovare una nuova linfa vitale per la mia motivazione e il mio impegno professionale. Hai mai chiesto un feedback? Come lo hai accolto dentro di te?

Se volessi donare parole di stima lo faresti sapendo che una parola di stima può trasmettere energia anche per mesi. Mi sono trovato tante volte davanti a situazioni in cui poter esprimere una parola di stima verso un collega e molte volte mi sono chiesto se fosse davvero giusto farlo in quel momento. Poi ho ripensato alle parole di stima e gratitudine che ho ricevuto in passato e a quanto abbiano contribuito alla mia crescita personale e professionale, quindi mi espongo per il bene di chi ho di fronte, anche quando alle mie parole di stima non c’è una reazione emotiva visibile. Facendo affidamento alla mia esperienza, raramente è superfluo. Diciamoci il bene che c’è, aiutiamoci con una sincera collaborazione e in questo modo potremo crescere e maturare nuova consapevolezza senza pretendere che giunga immediatamente. Hai mai dubitato di condividere un pensiero di gratitudine?

Conclusione

Ogni scelta che facciamo è come il seme di un albero piantato. Ha bisogno di tempo per crescere. Così come avere fretta di far crescere l’albero non lo farà crescere più in fretta, avere fretta di raggiungere un obiettivo non lo farà raggiungere prima.

Tutti abbiamo dentro un sogno da realizzare. Quando qualcosa non va come vorremmo è l’occasione buona per sperare. Non speriamo a “ braccia conserte ”, però, ma lavoriamo per far germogliare i semi che abbiamo piantato dentro di noi, per farli crescere e maturare e attendiamo con pazienza di vederne i frutti.

Pazienza attiva, dunque. Non solo pazienza. Non solo impegno. Impegno paziente verso il futuro.

Qual è il progetto o il cambiamento che in questo momento nella tua vita ti sta permettendo di avere una pazienza attiva?

Nota: Queste riflessioni nascono dalla mia esperienza e potrebbero non risuonare con tutti. Se così fosse, va bene: anche questo è parte dell’attesa.

Se hai voglia di aprire un dialogo su questo argomento o vuoi lasciare una prospettiva diversa puoi scrivermi a salvatore.versienti@gmail.com